Scoop: hanno davvero beccato Satoshi Nakamoto, l'inventore dei Bitcoin?
Il New York Times ha passato un anno a indagare e ora indica un crittografo britannico di 55 anni. Lui nega, ma le sue negazioni suonano stranamente familiari
Questa settimana, mentre l’equipaggio dell’Orion sta portando a compimento la missione Artemis II, il New York Times, annuncia di aver individuato chi potrebbe essere Satoshi Nakamoto, l’inventore dei Bitcoin e della Blockchain. Una figura leggendaria nel mondo della crittografia che da quasi vent’anni è riuscita a non far trovare le proprie tracce.
Se fosse vero, sarebbe lo scoop del decennio.
C’è un uomo che potrebbe essere tra le dieci persone più ricche del pianeta senza che nessuno sappia con certezza chi sia. Satoshi Nakamoto, lo pseudonimo del creatore di Bitcoin e Blockchain, ha costruito la prima criptovaluta della storia nel 2008, ha minato in proprio circa 1,1 milioni di con nei primi mesi di vita della rete e poi, nel 2011, è sparito. Quel portafoglio silenzioso vale oggi qualcosa come 67 miliardi di dollari, fermo come un conto corrente svizzero di cui nessuno conosce il codice. La sua identità è rimasta sconosciuta per diciassette anni malgrado decine di tentativi di smascheramento, più di cento nomi messi in circolazione, qualche impostore clamoroso e un documentario della HBO che ha indicato la persona sbagliata.
Adesso arriva John Carreyrou, il giornalista del New York Times che ha svelato il caso Theranos, ci ha lavorato per un anno e ha sviluppato una tesi precisa: Satoshi Nakamoto è Adam Back, classe 1970, crittografo britannico, inventore di Hashcash, figura di riferimento nell’ecosistema Bitcoin. Carreyrou ha passato mesi negli archivi delle mailing list dei Cypherpunk, il movimento libertario-crittografico degli anni Novanta che considerava la crittografia l’unica vera resistenza alla sorveglianza statale, e ha trovato che Back aveva proposto, tra il 1997 e il 1999, ogni singolo elemento tecnico poi confluito in Bitcoin: la rete distribuita, la scarsità programmata, il meccanismo di mining, persino la soluzione al problema dell’inflazione da chip sempre più veloci. Satoshi ha inventato Bitcoin nel 2008. Back lo aveva scritto tutto undici anni prima, pezzo per pezzo, su una mailing list in caratteri da macchina da scrivere.
La pistola fumante
Le prove accumulate sono di tre tipi. Il profilo tecnico e ideologico è identico: stessa formazione, stesso linguaggio, stessa ossessione per la privacy. L’analisi stilometrica computazionale su un corpus di 134mila messaggi mostra che Back condivide con i testi di Satoshi più parole tecniche non sostituibili di qualsiasi altro tra i 620 candidati analizzati, oltre a una serie di errori ortografici identici nell’uso dei trattini e nelle oscillazioni tra grafia britannica e americana.
E poi c’è l’elemento narrativo, quello che i detective dei romanzi gialli chiamerebbero il momento della maschera che cade: quando Carreyrou, in un hotel di San Salvador durante una conferenza Bitcoin, gli ha citato una frase di Satoshi che recitava “sono più bravo con il codice che con le parole“, Back lo ha interrotto prima ancora che il giornalista finisse la frase, spiegando che lui su quelle mailing list aveva invece scritto tantissimo. Come se stesse spiegando una contraddizione che solo lui poteva sentire.
Back nega di essere Satoshi con la stessa energia con cui chi ha vinto alla lotteria nega di aver comprato il biglietto. La prova definitiva, l’unica, sarebbe spostare alcune monete dai wallet originali del 2009. Per ora, nessuno le ha toccate. E probabilmente non è un caso: se Back è veramente Satoshi Nakamoto, oltre al rischio di rapimento, potrebbe essere travolto da cause legali provenienti da tutto il mondo. Meglio l’anonimato totale.
Altre cose successe in settimana
Mythos è per pochi
Anthropic non ha intenzione di rendere pubblico il suo nuovo modello, Claude Mythos. Scoperto nei giorni scorsi per via della fuga di dati causata dalla pubblicazione del codice sorgente aziendale, il nuovo modello è si sta dimostrando troppo potente per essere dato al grande pubblico. Anthropic ha deciso di limitarne l’accesso a circa 40 aziende tech, tra cui Apple, Amazon e Microsoft. Il motivo è la funzione di “recursive self-fixing”: il modello identifica e corregge in autonomia le vulnerabilità del codice, comprese quelle zero-day sconosciute agli sviluppatori. Uno strumento potente per la difesa, e altrettanto pericoloso se usato per attaccare un software scoprendo vulnerabilità ancora inedite.
La Grecia blocca i social
In Grecia dal primo gennaio 2027 i minori di 15 anni non potranno accedere ai social media: lo ha annunciato il premier Kyriakos Mitsotakis citando ansia, disturbi del sonno e il design delle piattaforme che provoca volutamente dipendenza. Le piattaforme che non si adegueranno rischiano multe fino al 6% del fatturato globale, come previsto dal Digital Services Act europeo. Mitsotakis ha anche scritto a Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, chiedendo un’età digitale minima fissata a 15 anni per tutta l’Ue: senza un quadro Ue condiviso, ha avvertito, le leggi nazionali rischiano di restare lettera morta.
I wallpaper di Artemis II
Un equipaggio umano intorno alla Luna, per la prima volta dopo decenni. E un pezzetto di Luna sullo smartphone. Dalla missione Artemis II sono arrivati i wallpaper ufficiali della Nasa per smartphone: panorami della Terra nel buio, la Luna ripresa da angolazioni insolite, e anche il lato nascosto, quello che nessun occhio umano ha mai visto di persona se non dalla finestra di un veicolo spaziale. La missione ha portato in orbita lunare Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen, spingendosi fino a 400.171 chilometri dalla Terra e superando il record stabilito da Apollo 13.
Project Hail Mary
Con Artemis II che ha riportato un equipaggio umano fuori dall’orbita terrestre, è il momento è giusto per (ri)scoprire L’ultima missione - Project Hail Mary di Andy Weir. Il romanzo ha conquistato la comunità scientifica per l’accuratezza con cui tratta fisica, biologia e dinamiche spaziali, cosa non comune nel genere fantascientifico, ed è stato finalista al premio Hugo 2022. È diventato anche un film con Ryan Gosling nei panni del protagonista Ryland Grace. Sicuramente bello il film ma vale la pena leggere prima il romanzo: è uno di quei libri che girano meglio senza sapere nulla di quello che succede.


