«Magnifica Humanitas»: non è un'enciclica sull'AI, è un'enciclica su di noi
Leone XIV ha firmato il documento più atteso del suo pontificato scegliendo una data precisa, una domanda precisa e una tesi ancora più precisa: la tecnologia non è il problema
Il 15 maggio 2026, nel 135° anniversario della «Rerum novarum», papa Leone XIV ha firmato la sua prima enciclica. La data non è casuale: è una dichiarazione di metodo.
Questa settimana facciamo il punto su un testo che non è quello che sembra.
Con l’enciclica Magnifica Humanitas, presentata in Aula del Sinodo il 25 maggio 2026, papa Leone XIV ha fatto qualcosa di inatteso: ha scritto duecentoquarantacinque paragrafi, quarantaduemila parole (l’equivalente di oltre duecentotrenta pagine) divisi in cinque capitoli sull’intelligenza artificiale senza che l’AI sia davvero il soggetto del discorso. Il vero soggetto siamo noi ha scritto il Papa, e la domanda che il documento pone è una sola: che cosa significa restare umani quando la tecnologia diventa infrastruttura del mondo?
Il tavolo e la data
La scelta della data della firma ci dice già molto. Il 15 maggio 1891 Leone XIII pubblicò la Rerum novárum, il documento con cui la Chiesa cattolica cercò di rispondere alla rivoluzione industriale e al conflitto tra capitale e lavoro. Centotrentacinque anni dopo, il suo successore con lo stesso nome parte dallo stesso punto e aggiorna l’analisi.
Al tavolo della presentazione sedevano il cardinale Víctor Manuel Fernández, il cardinale Michael Czerny, la teologa britannica Anna Rowlands e Christopher Olah, cofondatore di Anthropic e responsabile della ricerca sull’interpretabilità dei modelli linguistici. La composizione del tavolo dice già molto: questo non è un documento difensivo, ma un tentativo di parlare alla tecnica dall’interno.
Babele e Neemia
Il cuore argomentativo dell’enciclica sta nella sua apertura, costruita su due immagini bibliche contrapposte. Da un lato c’è Babele, la città-torre che vuole toccare il cielo con una sola lingua e una sola tecnologia, edificata sull’orgoglio dell’autosufficienza: il suo esito non è l’unità ma la dispersione, perché sacrifica le persone all’efficienza e scambia l’omologazione per comunione.
Dall’altro c’è Gerusalemme del libro di Neemia, la città in rovina che rinasce non per decreto ma perché a ciascuna famiglia tocca un tratto di muro da ricostruire. Leone XIV usa questa coppia per spostare la domanda: non «l’AI è buona o cattiva?», ma «stiamo costruendo Babele o ricostruendo Gerusalemme?». La tecnica, afferma il documento, non è neutrale perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola e la usa.
Tre nodi, molti interessi
I capitoli centrali traducono i principi in tre ambiti concreti. Il lavoro: la transizione digitale rischia di ampliare disoccupazione e precarietà, scavando un solco tra pochi iperqualificati e molti lavoratori facilmente sostituibili. La comunicazione: le piattaforme e i sistemi generativi possono alimentare disinformazione e polarizzazione, indebolendo la democrazia stessa, e per questo Leone XIV chiede una responsabilità più stringente per i grandi operatori digitali.
La libertà: i modelli di business fondati sulla dipendenza, la sorveglianza e la profilazione massiva minacciano la libertà interiore prima ancora di quella civile, e qui compare l’espressione «nuove schiavitù», riferita ai lavoratori invisibili che addestrano i sistemi, ai bambini nelle miniere da cui provengono i materiali, alle vittime di tratta controllate con strumenti digitali.
La macchina non ama
Il punto filosofico più originale è anche quello che ha fatto più discutere. L’AI, spiega l’enciclica, non è intelligente come un essere umano: non ha corpo, non fa esperienza, non ama, non soffre, non possiede coscienza morale. Il pericolo più profondo non è che una tecnologia venga usata male, ma che il paradigma tecnocratico faccia apparire normale una visione in cui la persona vale per ciò che produce e la fragilità sia un errore da correggere.
Il titolo stesso lavora in questa direzione: Magnifica Humanitas riecheggia il Magníficat di Maria, un canto di lode, non un manifesto contro le macchine.
Gli easter egg
Nel paragrafo 213 Leone XIV cita Gandalf, il personaggio di J.R.R. Tolkien (l’autore de Il signore degli Anelli), per contrastare il senso di impotenza davanti allo strapotere delle grandi aziende tecnologiche e degli algoritmi: «Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo, ma fare il possibile per la salvezza degli anni in cui viviamo».
L’enciclica richiama anche la Schindler’s List di Steven Spielberg come monito contro l’oblio della memoria storica, la Nona Sinfonia di Ludwig van Beethoven come simbolo dell’anelito universale alla fratellanza, il Guernica di Pablo Picasso come denuncia della disumanizzazione della guerra. Non è un caso: è un documento che vuole parlare anche a chi non frequenta il linguaggio ecclesiale.
A chi piace e a chi no
Le reazioni per un documento per sua natura pubblico sono particolarmente importanti. La ricezione è stata ampia e trasversale. Sul versante favorevole, molti osservatori hanno apprezzato la maturità del lessico politico, quasi da think tank nell’analisi dei rapporti tra infrastruttura tecnologica, concentrazione del potere e sovranità democratica.
Le critiche si muovono in direzioni opposte: da sinistra si rimprovera al documento di non spingersi fino a prescrizioni istituzionali davvero radicali; da destra arriva l’accusa di antitecnologismo ideologico. Tra i tanti, il commentatore Matt Yglesias (fondatore di Vox) ha contestato quello che ha definito un «dualismo mente-corpo superstizioso», ammettendo però che il Papa solleva problemi reali. Come ha osservato il Catholic Herald, però, l’obiezione equivale a rimproverare al Pontefice di essere cattolico.
Il filo più utile è quello indicato da René Tapia, dell’Università di Barcellona, e da Asanga Welikala, di Edimburgo: l’AI cambia la struttura del potere, e la vera domanda non è se le macchine diventeranno coscienti, bensì chi governa i sistemi che ormai mediano comunicazione, lavoro, memoria e perfino la guerra.
Come la Rerum novarum fu ridotta allo slogan «sfruttamento operaio cattivo», così Magnifica Humanitas rischia di essere compressa in «Silicon Valley cattiva». Sarebbe un impoverimento oltre che un peccato. La posta in gioco, scrive Leone XIV, non è il giudizio su un’industria: è la domanda su quale tipo di esseri umani questi sistemi ci spingano a diventare.
La risposta? A tutti noi, come nella Gerusalemme di Neemia, tocca un tratto di muro.
Altre cose successe in settimana
Nvidia e Microsoft reinventano il pc
Al Computex di Taipei, Jensen Huang ha annunciato RTX Spark, un chip a tre nanometri che integra gpu Blackwell con 6.144 core CUDA, un processore Grace da venti core sviluppato con MediaTek e 128 gigabyte di memoria unificata collegati tramite NVLink. Nvidia e Microsoft hanno lavorato tre anni a una nuova linea completa di PC Windows: almeno 30 laptop e una decina di workstation da scrivania fino a una DGX Station capace di eseguire modelli da mille miliardi di parametri, tutti progettati per far girare agenti di intelligenza artificiale in locale, in modo continuo, senza dipendere dal cloud. Hanno già aderito Dell, HP, Lenovo e molti altri. Microsoft intanto ha presentato una nuova collezione di agenti AI per il suo ecosistema, un Surface Ultra RTX Spark in vendita in autunno e una Dev Box. A poche settimane dalla presentazione di Snapdragon C, il PC da 300 dollari di Qualcomm, il PC sta per cambiare un’altra volta?
Su 602 obiettivi Elon Musk ne ha rispettati il 19%
Il New York Times ha analizzato 602 dichiarazioni pubbliche di Elon Musk rilasciate in 15 anni. Risultato: ha rispettato le scadenze nel 19% dei casi. Nel 35% è arrivato in ritardo o non è proprio arrivato. Il 33% dei piani non ha avuto aggiornamenti pubblici verificabili (il restante 13% deve ancora scadere). Inoltre, il tasso di successo è peggiorato nel tempo: nel 2015 centrò il 75% degli obiettivi, nel 2020 meno della metà. SpaceX si quota in Borsa questo mese con una valutazione di 1.250 miliardi di dollari.
Apple e gli occhiali: il copione dell’Apple Watch
Intanto, secondo Mark Gurman di Bloomberg, Apple punta a fare con gli occhiali quello che ha già fatto con gli orologi: non sfidare solo Meta Ray-Ban, ma sconvolgere l’intero mercato dell’occhialeria, che vale circa 200 miliardi di dollari l’anno. Gli occhiali smart (nome in codice N50, telecamere ovali, più stili di montatura) slittano però a fine 2027, Siri non è ancora pronta. Nel frattempo, sempre secondo Gurman arrivano in autunno il nuovo Apple TV 4K e il HomePod mini, aggiornati nei chip per supportare Apple Intelligence.
Il nodo etico di Luciano Floridi
Luciano Floridi è uno dei filosofi più citati al mondo, fondatore della filosofia dell’informazione e direttore del Digital Ethics Center a Yale. Il nodo etico. Informazione e valori nella società digitale (Raffaello Cortina, 416 pagine) arriva in italiano con tredici anni di ritardo rispetto all’originale The Ethics of Information (Oxford University Press, 2013): la prima monografia filosofica sistematica sull’etica dell’informazione, quella che ha gettato le fondamenta di tutto il dibattito successivo su AI, privacy e responsabilità digitale. Libro impegnativo, certo. Però libro necessario.


