GameStop compra davvero eBay? Cosa sta succedendo spiegato con ordine
GameStop ha lanciato un'offerta da 56 miliardi per comprare eBay, puntando a unire retail fisico, marketplace e collezionismo online. L'operazione è molto ambiziosa: verrà accettata?
GameStop punta al cuore di eBay e, con una manovra azzardata, vuole sparigliare il mercato. Gli basta “solo” trovare 56 miliardi di dollari e mettere d’accordo il consiglio di amministrazione della più grande casa d’aste online del pianeta.
Questa settimana mettiamo in apertura un evento di primissimo piano globale: una proposta di acquisizione non sollecitata che, se andrà in porto, potrebbe cambiare per sempre faccia all’e-commerce.
Una montagna di soldi per trasformare la prima Internet company, che ha letteralmente inventato l’e-commerce, nella punta di diamante online di un colosso multicanale. Un’operazione da 56 miliardi di dollari sui quali pesano molte incognite. Tra queste: l’offerta verrà accettata? Riuscirà a partire? E se sì, potrà davvero sconfiggere Amazon?
Un’offerta da capogiro
GameStop ha presentato il 5 maggio 2026 un’offerta non vincolante e non sollecitata, al momento senza negoziazione in corso, da circa 55,5 miliardi di dollari per acquisire eBay, valutando ogni azione della piattaforma di e-commerce 125 dollari, metà in contanti e metà in azioni GameStop. La società ha dichiarato di disporre di 9,4 miliardi di liquidità propria e di un impegno di finanziamento fino a 20 miliardi da parte di TD Securities, ma il divario rispetto al prezzo totale dell’operazione rimane considerevole.
I mercati hanno accolto la notizia con scetticismo marcato: la distanza di scala tra i due soggetti è grande, e GameStop sta ancora cercando di uscire da anni di pressione sul retail fisico dei videogiochi.
eBay ha preso atto dell’offerta in modo formale e procedurale, senza aprire alcuna trattativa e senza esprimere posizioni favorevoli nel merito. La risposta del board è quella classica della wait and assess: nessun entusiasmo, nessun rifiuto immediato. Il titolo eBay ha comunque reagito al rialzo per effetto speculativo, che è probabilmente l’unico risultato immediato certo dell’intera operazione.
Perché GameStop vuole eBay
Dopo la reazione dei mercati la logica dichiarata da Ryan Cohen, la figura che guida la trasformazione di GameStop, è triplice. Primo: diversificare radicalmente oltre i videogiochi fisici, un mercato eroso dalla digitalizzazione dei titoli. Secondo: entrare con forza nel commercio online di usato, collezionismo e refurbished, categorie in cui eBay ha già costruito reputazione e traffico globale. Terzo: sfruttare la rete di circa 1.600 punti vendita statunitensi come infrastruttura fisica per raccolta, autenticazione, logistica e live commerce.
L’idea, nella sua architettura generale, è coerente. eBay porterebbe scala, pubblico e un mercato già maturo per collezionismo e usato; GameStop offrirebbe capillarità territoriale e un rapporto solido con le comunità di appassionati. Il problema è che la distanza che passa fra la coerenza strategica di un’idea e la sua realizzabilità finanziaria e industriale può essere abissale.
Due storie che si intrecciano
GameStop nasce nel 1984 a Dallas come Babbage’s, diventa GameStop nel 1999 e cresce a suon di acquisizioni, fino a diventare uno dei grandi rivenditori specializzati del settore videoludico mondiale. Tutto bene fino a quando la distribuzione digitale non ha cominciato a erodere sempre più velocemente le fondamenta del modello di business basato sui negozi fisici.
eBay, invece, ha storia ancora più antica nella genealogia di Internet: fondata nel 1995 da Pierre Omidyar, è stata una delle prime grandi storie dell’economia della rete, inventando il formato dell’asta online e del marketplace tra privati. Nel 2025 ha mostrato ancora crescita, con particolare forza proprio nelle categorie di collectibles e recommerce che sono il nucleo dell’identità di GameStop.
Incognite decisive
L’operazione ha senso come scommessa strategica di lungo periodo: comprare una piattaforma già grande invece di costruirne una da zero. Ma il salto dimensionale è enorme, e le questioni aperte non sono di dettaglio. Il finanziamento complessivo non è chiaro nei suoi meccanismi definitivi. La governance di un’entità così eterogenea, che unisce marketplace globale e catena di negozi fisici, è un problema di complessità non banale. L’integrazione industriale di due modelli di business così diversi richiede competenze e capitali che GameStop non ha ancora dimostrato di possedere. È, forse, l’unica mossa che permetta a eBay di competere veramente con Amazon, il colosso del retail che con il suo marketplace sta erodendo quote di mercato della casa d’aste online.
GameStop ha anche lasciato intendere di essere disposta a portare l’offerta direttamente agli azionisti di eBay qualora il board non aprisse una trattativa, il che spiega perché la prima risposta di eBay sia rimasta sul piano procedurale. Se l’operazione andrà avanti, cambierà in modo significativo la mappa del commercio online. Se si fermerà, resterà come una delle mosse più audaci e discusse del retail del primo quarto di questo secolo.
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