Dal «taglia-leggi» del 2005 al progetto Casellati: l’AI potrebbe davvero semplificare la montagna di oltre 100mila norme del nostro Paese?
Questa settimana siamo andati a vedere quanto la rivoluzione dell’intelligenza artificiale stia entrando in profondità nella macchina normativa
Nel nostro Paese sono in vigore oltre centomila norme, alcune risalenti a più di sessant’anni fa, spesso in contraddizione e sovrapposte tra loro. Senza contare l’eredità plurisecolare di atti di varia natura ancora attivi, disposizioni che risalgono addirittura ai tempi dello Statuto Albertino del 1848. L’Italia soffre di un’inflazione legislativa che rende difficile orientarsi nel groviglio normativo, nonostante nel 2005 sia già stato fatto un importante lavoro di semplificazione.
Adesso, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, ci stiamo riprovando: da settembre 2023 sistemi di elaborazione del linguaggio naturale permettono di analizzare, classificare e compattare il corpus normativo. Non è finita: tra settembre e ottobre 2026, dodici funzionari della Presidenza del Consigliofrequenteranno un corso di alta formazione per imparare a usare l’AI nella scrittura delle leggi.
Insomma, ci sono parecchie iniziative in ponte. Ecco cosa è stato fatto, con quali strumenti, e a che punto si è ad agosto 2026.
Il peso del corpus normativo
Secondo le stime citate nel 2023 dal ministro per le riforme istituzionali Maria Elisabetta Alberti Casellati, il numero degli atti normativi in vigore nel nostro Paese supera le centomila unità, con calcoli più recenti che arrivano a 140mila. La stratificazione è strutturale: la stessa materia viene spesso regolata da decine di norme sovrapposte, modificate parzialmente nel corso di decenni. Ogni anno si aggiungono nuove disposizioni senza una revisione complessiva del corpus esistente.
Il precedente meccanismo di riduzione, la legge «taglia-leggi» del 2005, aveva portato tra il 2007 e il 2010 all’abrogazione di circa 370mila atti anteriori al 1970 sul totale di 450mila pubblicati in Gazzetta Ufficiale. Le norme successive a quella soglia, comprese le migliaia di commi delle leggi finanziarie degli anni seguenti, sfuggirono alla «ghigliottina» normativa. Il corpus sopravvissuto ha continuato a crescere senza sosta.
La svolta del settembre 2023
Però una soluzione forse c’è. La sperimentazione concreta risale al settembre 2023, quando Casellati annunciò quella che ha definito come “la prima iniziativa europea di intelligenza artificiale applicata alla semplificazione normativa“.
Il sistema impiega algoritmi di elaborazione del linguaggio naturale (NLP, Natural Language Processing) addestrati sull’intero corpus italiano per mappare riferimenti tra atti diversi e segnalare ambiguità, duplicazioni e contraddizioni. Secondo il ministro, quello che sino a quel momento richiedeva tre settimane agli uffici legislativi con l’AI si può fare in una giornata, con validazione umana obbligatoria su ogni risultato.
Un altro percorso si è sviluppato in parallelo in Parlamento: Camera e Senato hanno sviluppato separatamente strumenti e sperimentazioni sull’AI applicata al lavoro parlamentare. A luglio 2025, infatti, Camera e Senato hanno avviato un progetto congiunto sull’AI generativa nel ciclo legislativo, articolato su produzione di bozze normative, comparazione degli emendamenti e risposta a quesiti tecnici degli uffici.
La Camera dei Deputati ha selezionato i prototipi ora in test: Norma, MSE (Macchina per la Scrittura degli Emendamenti) e DepuChat. Il Senato, nel dicembre 2025, ha formalizzato i principi guida in un documento di analisi.
Non è finita: c’è anche un altro approccio, ben più ambizioso anche se rimasto sulla carta. A maggio 2026 è stato prospettato un piano radicale: dieci grandi università italiane, assistite da sistemi di AI addestrati sull’intero corpus normativo nazionale, in un anno di tempo potrebbero riscrivere i principali settori del diritto in dieci Testi Unici di Nuova Generazione.
L’obiettivo del progetto, rimasto finora solo un’idea, non sarebbe stato quello di cambiare le politiche pubbliche, ma consolidare l’esistente. Cioè tradurre le norme sparpagliate in leggi e regolamenti diversi in una forma coerente, eliminando duplicazioni, contraddizioni e norme mai applicate. Il risultato immaginato è una «Costituzione operativa»: circa diecimila articoli organizzati in modo navigabile, al posto delle oltre centomila disposizioni sparse oggi in vigore.
«Human in Command»
A prescindere che siano progetti reali o semplici scenari, il principio cardine usato esplicitamente dal Senato si chiama «Human in Command»: nessun contenuto prodotto da sistemi di AI può essere adottato senza validazione umana. I modelli linguistici possono generare errori, citazioni imprecise e formulazioni che riflettono bias nei dati di addestramento.
Molti progetti italiani puntano per questo su standard aperti come il formato Akoma Ntoso (un vocabolario XML usato per la mappatura della struttura dei documenti legali) per la marcatura dei testi, e su modelli sviluppati nel nostro Paese con degli atenei e centri di ricerca pubblici.
L’AI può essere anche un pericolo. Un rischio specifico del contesto parlamentare riguarda l’uso strumentale dell’AI per inondare i lavori di emendamenti: nel 2015, al Senato, vennero presentati oltre 82 milioni di emendamenti in un solo giorno. Le istituzioni stanno sviluppando strumenti automatici per rilevare proposte anomale e filtrarle. Il confine tra decisione automatica e responsabilità umana resta il nodo irrisolto di ogni applicazione.
Agosto 2026
L’ultima notizia di questo argomento è la decisione, presa ad agosto, del segretariato generale di Palazzo Chigi di mandare dodici funzionari della task force pre-legislativa a un corso da 16 ore organizzato da Treccani Accademia, in calendario tra settembre e ottobre.
Il confronto internazionale mostra percorsi già più avanzati: gli Emirati Arabi Uniti hanno integrato l’AI nell’intero ciclo legislativo federale attraverso un ufficio dedicato; Francia, Germania e Spagna conducono sperimentazioni comparabili. Il modello italiano resta il più cauto, ancorato al controllo umano: un limite, o forse la condizione perché la trasformazione regga nel tempo.
Altre cose successe in settimana
Tutta un’altra Corea del Sud
Il boom dell’intelligenza artificiale sta riscrivendo la struttura della società della Corea del Sud. Aziende come SK Hynix e Samsung producono l’80% mondiale delle memorie per l’AI; le loro azioni sono salite rispettivamente del 1.000% e del 500% in dodici mesi. Tuttavia, i cambiamenti veri sono altrove: gli ingegneri di chip stanno scalzando medici e avvocati tra i più cercati nelle app di dating; i corsi per progettare semiconduttori superano quelli di medicina per numero di candidati al numero chiuso; al cinema debuttano i primi lungometraggi generati dall’AI, rivoluzionando il lavoro del settore creativo. Intanto, una società di analisi nota che il prezzo delle case del quartiere residenziale di Dongtan a Seoul è agganciato alla performance di SK Hynix: mentre i quadri dell’azienda quest’anno dovrebbero ricevere un bonus medio di 400mila dollari visti i risultati finanziari, gli appartamenti di 80 metri quadri della zona sono arrivati a costare 1,5 milioni di dollari.
Follower medi, stipendi medi
Se in Corea l’AI rivoluziona le categorie sociali, negli Stati Uniti la classe media viene rivoluzionata dai social. Infatti, oggi il mercato dell’influencer marketing negli Usa vale 33 miliardi di dollari, in crescita da 1,7 miliardi del 2015. Ma la svolta non riguarda le star: riguarda i microinfluencer, creator con meno di 100mila follower che negli Usa mettono insieme brand deal, link affiliati e storefront Amazon per raggiungere stipendi da ceto medio. Trentatremila follower possono bastare: un’influencer della Florida con quel pubblico nel 2025 ha guadagnato 140mila dollari, mantenendo anche il suo lavoro tradizionale in un hotel. In generale, questo tipo di reddito è volatile, le piattaforme cambiano le regole senza preavviso e comunque due creator americani su tre guadagnano letteralmente spiccioli.
SpaceX vuol diventare un hyperscaler
Elon Musk ha annunciato un piano che ridisegna la strategia di SpaceX: costruire datacenter da sei a dieci GW di capacità entro il 2027, con costi stimati tra 300 e 500 miliardi di dollari. L’obiettivo dell’investimento, secondo una proiezione di SemiAnalysis, è arrivare a 300 miliardi di ricavi annui ricorrenti entro fine 2027. Per farlo SpaceX secondo SemiAnalysis starebbe aggirando le liste d’attesa pluriennali per turbine e trasformatori acquistando moduli di potenza dalla Cina e lavorando con fornitori non convenzionali. Il cliente principale previsto è Microsoft, che nel 2026 ha già firmato altri contratti per 10 GW di capacità computazionale. Come con la rete di ricarica di Tesla, anche con l’AI l’obiettivo di Elon Musk è sempre quello di controllare anche una parte dell’infrastruttura dei mercati a cui è interessato.
Il genoma che mancava
Per la prima volta è stato ricostruito il genoma completo del fringuello zebra (Taeniopygia guttata), il piccolo uccello canoro che le neuroscienze usano come modello per studiare l’apprendimento vocale. Il team di Erich Jarvis alla Rockefeller University ha prodotto una sequenza telomero-telomero diploide: cromosomi letti da un’estremità all’altra, con le copie materna e paterna distinte. Il risultato: 2.710 geniprecedentemente invisibili e 90 milioni di coppie di basi aggiunte. Il fringuello impara il suo canto per imitazione, esattamente come i bambini imparano a parlare. Adesso che c’è un genoma completo i biologi possono studiare come funziona meglio questo tipo di apprendimento.
L’ultima volta di Sam Neill
Lo ricordiamo soprattutto per il ruolo da protagonista nel primo Jurassic Park. L’attore Sam Neill, morto il 13 luglio 2026 a 78 anni, ha girato decine di film. La sua ultima parte però è un ruolo segreto nel film live-action di The Legend of Zelda, produzione Sony/Nintendo diretta da Wes Ball. Le riprese si erano chiuse ad aprile; il ruolo specifico rimane ignoto. Sam Neill lascia come ultima eredità anche The Last Resort e Godzilla x Kong: Supernova. Il film Sony/Nintendo è atteso per il 7 maggio 2027. Il personaggio di Neill resterà un mistero fino all’arrivo in sala.
Il libro: stesso volo, due vite
Hervé Le Tellier nel 2020 ha vinto il Prix Goncourt con un romanzo inclassificabile: thriller, fantascienza, commedia umana, esperimento letterario da matematico-scrittore di lungo corso. La partenza de L’anomalia di Le Tellier è folgorante: a marzo del 2021 un Boeing 787 di Air France in volo da Parigi a New York atterra dopo una grande tempesta; tre mesi dopo, lo stesso aereo con gli stessi passeggeri riappare sui radar di JFK. Membro dell’Oulipo dal 1992 e oggi presidente del gruppo, con questa storia Le Tellierha costruito un meccanismo narrativo unico, ad un tempo preciso e singolarmente ironico. Il libro è stato tradotto in 45 lingue (da noi è arrivato nel 2021) ed è uno dei romanzi di fantascienza più interessanti degli ultimi anni.




