Cosa sta succedendo tra Apple e OpenAI? Perché stanno litigando?
Apple accusa OpenAI di aver rubato segreti industriali per costruire l'hardware del dopo-iPhone. In gioco c'è il futuro degli smartphone nell'era dell'intelligenza artificiale
Apple è stata davvero ingannata come ai tempi di iOS vs Android e di Macintosh vs Windows 3.11 oppure si tratta di una mossa tattica per ostacolare la quotazione in Borsa di OpenAI?
Questa settimana cerchiamo di capire come una partnership nata alla WWDC del 2024 stia finendo davvero male in un tribunale della California
Cosa sta succedendo di preciso tra Apple e OpenAI, il colosso di Cupertino alla cui guida dopo Tim Cook sta arrivando John Ternus da un lato, e dall’altro la società guidata da Sam Altman che sta definendo il mercato dell’intelligenza artificiale?
Apple ha citato in giudizio OpenAI per furto di segreti commerciali, sostenendo che la startup specializzata in intelligenza artificiale e il suo responsabile dell’hardware, Tang Tan (ex dipendente Apple), abbiano incoraggiato altri dipendenti Apple a condividere informazioni riservate sui prodotti in fase di sviluppo.
Nella causa si sostiene che OpenAI abbia utilizzato queste informazioni per sviluppare i propri dispositivi hardware, anche attirando a sé oltre 400 ex dipendenti Apple. Apple chiede un processo con giuria e che OpenAI cessi tali pratiche, distrugga i materiali di proprietà e riprogetti i propri prodotti.
La causa nasce negli Stati Uniti, coinvolge due ex dipendenti Apple e arriva nel momento in cui OpenAI, guidata da Sam Altman e affiancata da Jony Ive (per trent’anni il designer di Apple), sta lavorando a una nuova generazione di prodotti fisici per l’intelligenza artificiale.
Per Cupertino, il rischio è che il know-how accumulato in anni di ricerca venga usato per accelerare un concorrente diretto; per OpenAI, invece, si tratta di un passaggio decisivo nella corsa a definire gli apparecchi post-iPhone.
Le accuse nel dettaglio
La causa, depositata nel tribunale federale del Nord della California, descrive una campagna coordinata per estrarre informazioni riservate su prodotti ancora in sviluppo. Sono citati come imputati il responsabile hardware di OpenAI, un dirigente con oltre due decenni di esperienza in Apple su iPhone e Apple Watch, e un ingegnere elettrico anch’esso ex Apple che avrebbe conservato un computer aziendale dopo il passaggio all’azienda di Altman. Nella lista dei convenuti compare anche io Products, la società di hardware fondata insieme a Ive e poi assorbita da OpenAI.
Il testo della denuncia parla di candidati provenienti da Apple invitati a portare componenti fisici ai colloqui, di dipendenti in uscita istruiti su come evitare le procedure di sicurezza interne, e di un fornitore avvicinato con terminologia che, sostiene Apple, solo chi lavora dentro l’azienda potrebbe conoscere, implicitamente sostenendo che OpenAI avrebbe “ingannato” il fornitore, facendogli pensare di lavorare in accordo anche con Apple. Cupertino racconta di aver inviato una lettera di diffida già a febbraio, rimasta senza risposta concreta.
Il precedente di Android
Il contesto è l’evoluzione drammatica di un rapporto che nel 2024 sembrava solido: l’integrazione di ChatGPT in Apple Intelligence, annunciata alla WWDC, doveva colmare il ritardo di Cupertino nell’AI generativa. Quella collaborazione conviveva però con una tensione strutturale, perché OpenAI è diventato non più soltanto un fornitore di software ma un’azienda con ambizioni proprie per la realizzazione di dispositivi hardware, tanto che la nuova Siri in arrivo userà i modelli di Google al posto di quelli OpenAI.
Secondo i commentatori Apple ricorda molto bene quando è accaduto con Android, quando una piattaforma alternativa ha eroso parte della centralità di iPhone nel mercato mobile. Google collaborava con Apple al lancio del primo iPhone, nel 2007, e contemporaneamente cambiava direzione allo sviluppo del proprio sistema operativo Android, creando una interfaccia solo touch sulla falsariga di quella di iOS. Non diversamente, peraltro, da quello che successe nel 1979-1983 con il “furto” (come lo definiva Steve Jobs) da parte di Bill Gates dell’interfaccia grafica del Macintosh, usata da Microsoft per le prime versioni di Windows.
Il timore, oggi, riguarda non tanto un clone quanto un nuovo standard di interazione: nel 2025 OpenAI ha acquisito io Products di Ive per una cifra superiore ai sei miliardi di dollari, e sebbene il designer non risulti tra gli imputati, due collaboratori che hanno lavorato con lui lo sono.
Due narrazioni parallele
La linea di Apple è semplice: l’azienda sostiene che non intende ostacolare la concorrenza leale, ma tuttavia vuole difendere segreti costruiti in anni di investimenti su design, componentistica e catena di fornitura. Nella denuncia la casa di Cupertino descrive il comportamento contestato come un tratto che è stato normalizzato dalla dirigenza di OpenAI, non un episodio isolato di singoli dipendenti, e chiede al tribunale ingiunzioni oltre al risarcimento dei danni.
OpenAI, dal canto suo, respinge le accuse e tramite un portavoce afferma di non avere interesse ai segreti altrui, presentando il proprio progetto hardware come una visione originale sui dispositivi nativi per l’AI. La vicenda arriva in un momento delicato, con la società di Sam Altman che ha depositato in via riservata la documentazione per una possibile quotazione in Borsa: un contenzioso di questa portata pesa sui tempi e sull’immagine dell’operazione.
Resta da capire chi arriverà per primo a definire l’oggetto capace di sostituire lo smartphone nella vita quotidiana, e se sarà un tribunale della California a deciderlo. Intanto, secondo quanto scoperto da Bloomberg, OpenAI starebbe preparando il suo primo prodotto hardware. Uno speaker motorizzato, senza schermo e che risponde ai comandi vocali grazie a ChatGPT, pensato per essere l’hub per la domotica della casa.
Altre cose successe in settimana
Il portafoglio digitale si allarga, ma cambia portiere
La sezione Portafoglio dell’app IO si prepara ad accogliere i documenti rimasti fuori sino a questo momento: certificazione ISEE, titoli di studio (scuola e università), attestati di iscrizione, residenza, tessera elettorale e deleghe. Le linee guida già firmate dal governo attendono solo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, passaggio necessario prima di aprire la sperimentazione, sul modello già seguito nel 2024 per patente e tessera sanitaria. Ogni documento dentro l’app IO avrà valore legale, potrà cioè essere esibito durante un controllo delle forze dell’ordine oppure fornito come documento a uno sportello pubblico, eliminando così il bisogno di portarsi dietro i documenti fisici. In ogni caso il caricamento dei documenti sull’app IO resterà facoltativo. Attenzione, però, perché per caricare i documenti serve prima un cambio di intermediario: l’identificazione primaria passerà dallo SPID all’app CieID, legata alla CIE, la carta d’identità elettronica. L’operazione si inserisce nel quadro del regolamento europeo eIDAS sull’identità digitale, che l’Italia sta recependo con l’intero impianto dell’IT Wallet e che porterà tutti i Paesi dell’Unione a utilizzare un tipo di wallet digitale compatibile. Già oggi è possibile utilizzare l’app CieID come alternativa gratuita allo SPID presso qualsiasi sito della pubblica amministrazione italiana. Una seconda app CieSIGN, anch’essa gratuita, permette di usare lo smartphone per fare la firma elettronica su qualsiasi documento.
Duecento economisti vanno in tilt sull’AI
Fa bene o fa male? La seconda che hai detto. Quasi duecento tra economisti e leader tecnologici, tra cui quindici premi Nobel e Jack Clark di Anthropic, hanno firmato lo statement “We Must Act Now“. Il testo avverte che l’intelligenza artificiale potrebbe trasformare l’economia più velocemente della rivoluzione industriale, con rischi concreti di disoccupazione di massa accanto a possibili guadagni di produttività. Tra i firmatari anche Daron Acemoglu, Nobel 2024 e storico scettico. Nessuna proposta concreta, solo un allarme forse per poter scrivere un giorno “Noi l’avevamo detto“.
Gli occhiali Meta si tolgono un peso
L’Unione europea allenta la stretta sulle batterie rimovibili, e i visori intelligenti ne escono sollevati. Bruxelles esenta occhiali smart, smartwatch, braccialetti fitness e giocattoli elettronici dall’obbligo di batteria estraibile, dopo pressioni tra gli altri di Meta sull’esecutivo europeo. Parlamento e governi nazionali hanno due mesi per opporsi prima che il testo entri in vigore. Il beneficio principale va agli occhiali smart Ray Ban di Meta, già venduti in oltre sette milioni di esemplari nel 2025, ma la stessa esenzione aprirà la strada anche ai progetti di Samsung, Google e Apple. Restano intatte le preoccupazioni sulla privacy, con un rapporto del Board europeo atteso entro l’estate.
WhatsApp trasloca le chat ma non è un regalo
Meta sta testando su iOS una funzione che permette di salvare i backup di WhatsApp direttamente sui propri server e non più su iCloud. C’è un problema, però: la versione beta, scoperta da WABetaInfo, mostra un piano gratuito da 2 GB e opzioni a pagamento fino a 1 TB, con 50 GB disponibili a 0,99 dollari al mese. La crittografia end to end resta obbligatoria, sbloccata da una passkey che tiene Meta fuori dai contenuti delle conversazioni. Il rilascio pubblico arriverà tra qualche mese, dopo la consueta raccolta di segnalazioni dalla fase di test.
Snapseed è il futuro dell’editing fotografico sugli smartphone?
Google ha finalmente pareggiato i conti: dopo un anno di esclusiva iOS, Snapseed 4.0 arriva anche su Android. La nuova interfaccia velocizza l’editing con strumenti batch e modifiche non distruttive, mentre la mascheratura intelligente e i controlli colore HSL affinano il lavoro fotografico professionale. La vera notizia è quello che manca: non è stata aggiunta l’intelligenza artificiale generativa, solo strumenti manuali per chi preferisce ancora decidere da sé dove tagliare. Google possiede l’app dal 2012, frutto dell’acquisizione di Nik Software, e sembra intenzionata a lasciarla fuori dalla corsa agli assistenti automatici.
Il libretto di istruzioni che nessuno ci ha mai dato
Ogni elettrodomestico ha il suo manuale, tranne l’organo che li usa tutti. Marco Magrini ha costruito un libro sul cervello copiando la forma delle istruzioni per l’uso: capitoli come Installazione, Operatività, Pannello di controllo, Espansioni. La metafora di “Cervello - Manuale dell’utente“ regge perché il cervello, spiega Magrini, non è una macchina fissa: si riscrive da solo, corregge le proprie abitudini, impara oltre ogni previsione. Restano i difetti di fabbrica, pregiudizi e automatismi ereditati da un’evoluzione che non ha mai letto il libretto. Ah, e non c’è nessuna garanzia a che copra gli eventuali danni: per questo è importante leggere il manuale dell’utente.


