Come funziona una piattaforma di sorveglianza cinese
Una finestra su come il mercato cinese della sorveglianza produca sistemi capaci di aggregare decine di fonti in un unico cruscotto per le forze dell'ordine
L’obiettivo dei servizi di controllo cinesi sta diventando quello di creare un “profilo olistico“ delle persone, per consentire qualsiasi tipo di indagine.
Questa settimana siamo andati a vedere come funziona la piattaforma per la sorveglianza dei cittadini stranieri sviluppata da una software house cinese per la polizia di una città di medie dimensioni.
Se fino a ieri le piattaforme che le forze dell’ordine americane (dalla polizia alla Cia) usano nelle scene dei film hollywoodiani e delle serie tv come Person of Interest per rintracciare il cattivo di turno sembravano esagerate sia nella capillarità con cui potevano raccogliere informazioni che nelle interfacce futuribili, adesso lo sembrano molto meno. Perlomeno, se non a Washington, almeno a Pechino.
All’inizio del 2026 Marc Hofer, ricercatore di cybersicurezza e giornalista con base ad Amsterdam, ha trovato online una pagina non protetta collegata alla polizia di Zhangjiakou, municipalità di oltre quattro milioni di abitanti nella Cina settentrionale, tra le sedi delle Olimpiadi invernali del 2022.
Quello che aveva davanti era un cruscotto operativo per il controllo degli stranieri, la Dynamic Control Platform for Overseas Personnel (DCPOP), progettata per raccogliere, aggregare e visualizzare dati in tempo quasi reale su residenti stranieri, giornalisti e persone provenienti da Hong Kong e Taiwan. Il sistema non era un semplice registro anagrafico: si trattava di una piattaforma di data fusion che converte la presenza fisica di una persona in un flusso continuo di informazioni interrogabili.
Un cruscotto da fantascienza
La DCPOP si presentava con un’interfaccia futuristica: sfondi blu, mappe interattive e schede personali consultabili per nome, nazionalità o categoria. Il New York Times ha ricondotto la piattaforma alla società pechinese Origin Dynamic, attiva nella videosorveglianza e nei servizi tecnologici per le forze dell’ordine. Nel 2023 la stessa azienda ha depositato un brevetto per un sistema quasi identico, descritto come interfaccia informativa per i non-cittadini.
Il database conteneva quasi 12.000 voci, tra cui oltre 700 residenti stranieri a lungo termine e più di 300 giornalisti internazionali. Vi comparivano anche soggetti classificati come “ricercati” e persone provenienti da regioni sensibili, con un gruppo etichettato esplicitamente come appartenente ai Paesi dei “Five Eyes“: Australia, Canada, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti. I profili andavano oltre i dati anagrafici di base, includendo occupazione, religione e rilevamenti biometrici.
I dati e le loro fonti
Ogni scheda integrava registrazioni delle telecamere a riconoscimento facciale distribuite in luoghi pubblici: incroci stradali, centri commerciali, mercati e moschee. Vi erano poi i dati di trasporto aggiornati in tempo reale, con numero di volo o di treno e posto a sedere, le prenotazioni alberghiere, le visite ospedaliere, gli acquisti di carburante e i pagamenti tramite app. La piattaforma aveva integrato anche i dati biometrici degli impianti sciistici della zona, incorporando operatori privati nella catena di acquisizione pubblica.
Ogni soggetto riceveva un indicatore di rischio individuale, con possibilità di attivare il tracciamento continuo per le persone classificate come prioritarie. Una funzione di reportistica automatica consentiva di esportare i dati in fogli di calcolo strutturati per la catena di comando della polizia cinese. Gli analisti ritengono che la piattaforma possa essere un modulo locale del progetto Xueliang, il programma di videosorveglianza nazionale cinese attivo da oltre un decennio.
La rete dei legami
Il principio che distingue la DCPOP da un archivio tradizionale è la capacità di costruire modelli di relazione automatici a partire dalla co-presenza documentata. Due persone inquadrate dalla stessa telecamera o sedute nello stesso scompartimento di un treno vengono collegate in un grafo sociale senza intervento umano. Questa logica si rispecchia nei brevetti del settore cinese della sorveglianza, che parlano di “file olografico del personale chiave“, costruito tramite grafi della conoscenza e inferenze multiple.
Una demo con dati reali
Quello che è stato trovato da Hofer non è quasi sicuramente uno strumento realmente usato. È probabile che la piattaforma fosse un sistema dimostrativo: lo suggeriscono la struttura tipica di una demo commerciale e la presenza di campi incompleti. Molti dati sembravano tuttavia autentici: Hofer ha riconosciuto nel sistema la propria fotografia, il numero di passaporto e il cellulare usato durante il lavoro in Cina.
In Europa il Regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr) impone limiti molto più stringenti all’uso del riconoscimento facciale e all’integrazione di banche dati eterogenee, rendendo sistemi di questo tipo inattuabili nella forma qui descritta.
La piattaforma è stata rimossa da internet a maggio del 2026, ma i dati erano già stati acquisiti e condivisi con diverse redazioni giornalistiche internazionali. La questione non è l’esistenza in sé di strumenti di sorveglianza statale, bensì la scala e l’automazione con cui diventano un prodotto industriale standardizzato. Il mercato cinese delle piattaforme di controllo sembra aver trovato nella creazione e vendita dei profili olistici il suo modello operativo di riferimento.
Altre cose successe in settimana
Amazon entra nel club dei 3.000 miliardi
Amazon ha superato per la prima volta i tremila miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato, diventando la quinta azienda nella storia a raggiungere questo valore. Il titolo ha guadagnato fino al 5,3% nella seduta di lunedì 3 agosto, sull’onda dei risultati del secondo trimestre che hanno mostrato un’accelerazione dei ricavi cloud. Nel club dei tremila miliardi ci sono già Nvidia, Alphabet, Microsoft e Apple. Tutte e cinque devono la loro ascesa a qusto livello, in modi diversi, all’intelligenza artificiale.
Il futuro secondo Mark Zuckerberg
Sul Wall Street Journal del 28 luglio, Mark Zuckerberg ha scritto quello che può essere letto come il manifesto filosofico di Meta sull’intelligenza artificiale. Il testo si fonda su tre assi: il primo è emancipazione individuale, il secondo è l’invenzione come scopo primario dell’AI (anziché l’automazione delle funzioni) e il terzo e ultimo è il bilanciamento del potere come garanzia di sicurezza. Zuckerberg è molto ottimista e da un lato respinge il catastrofismo di chi sviluppa AI pur prevedendone effetti devastanti, mentre dall’altro attacca l’idea che per avere la sicurezza sia necessario concentrare il controllo in poche mani. La sua tesi centrale: l’unica forma di sicurezza reale consiste nel distribuire la superintelligenza a tutti. Una posizione vantaggiosa per chi, come Meta, vende modelli AI aperti.
MacBook Air in lista d’attesa per colpa dell’AI
Il MacBook Air M5 sta diventando praticamente introvabile negli Usa e comincia a scarseggiare anche in Europa. Il boom dell’intelligenza artificiale ha svuotato il mercato globale della memoria: i datacenter assorbono l’intera produzione di chip di memoria, lasciando le briciole al comparto consumer. Apple ha già aumentato i prezzi due volte in sei mesi, portando negli Usa il modello base da 999 a 1.299 dollariprima delle tasse. Chi ordina oggi aspetta sino a fine agosto. Nel frattempo l’azienda dà priorità al MacBook Pro base, in vista del refresh M6 autunnale.
HP, Asus e Acer usano i chip cinesi di CXMT
Sempre parlando di scarsità di memoria, secondo Nikkei Asia tre big del personal computer, cioè HP, Asus e Acer, hanno iniziato a montare piccole quantità di chip di memoria DRAM prodotti da ChangXin Memory Technologies (CXMT) sui loro computer. I modelli coinvolti sono laptop entry-level e vengono venduti fuori dagli Stati Uniti. Le aziende si muovono con cautela: da un lato infatti CXMT figura in una lista del Pentagono per presunte relazioni con l’esercito cinese, e dall’altro far irritare Micron, Samsung e SK Hynix, che controllano oltre il 90% del mercato, è un rischio che nessuno vuole correre. CXMT, però, non è più un fornitore di serie B: il su giro d’affari supera già quello di Intel.
Tutto sul cyberpunk
D’estate si legge di più e chi siamo noi per rallentare i vostri ritmi? Ecco qui non un romanzo ma un intero movimento letterario della fantascienza, il Cyberpunk nell’”antologia assoluta” della Mondadori, lunga ben 1368 pagine. Ok, sembra folle, ma in realtà dentro ci sono tre: Neuromante di William Gibson (ne parliamo anche sul blog), Snow Crash di Neal Stephenson e La matrice spezzata di Bruce Sterling. Oltre alla versione integrale della leggendaria antologia di racconti da cui è partito tutto: Mirrorshades. La versione cartacea è sconsigliata per chi vuol viaggiare leggero (praticamente Ryanair vi fa pagare un sovrapprezzo per portarlo a bordo) ma va detto che in spiaggia fa il suo figurone. Poi, tanto vi fate fare i riassunti da ChatGPT, no?




